L'arte è una delle manifestazioni della bellezza più grandi, prova evidente, insieme alla letteratura, della perfezione dell'intelletto umano e dell'indelebile firma divina che porta incisa.

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Manifesto dell'Arte Animista

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dio dentro_di_noi

PREMESSA:

L'obiettivo dell'Arte Animista è quello di comunicare un "input" ad esplorare il Regno dell'Anima. La mente deve essere consapevole dell'Anima. Deve percepire l'Anima e sentirla abitata da Dio.
Il Saggio è colui che ha costruito sulla conoscenza dell'interiorità.
Ma come possiamo conseguire questa conoscenza se ci sentiamo attratti più verso l'Esterno che verso l'Interno? 
Dobbiamo applicarci all'interiorità perchè se non vediamo noi stessi, distruggiamo noi stessi e gli altri. 

QUESTO E' LO SCOPO DELL'ARTE ANIMISTA.


 

 L’Arte e’ pensiero.

L’opera d’Arte e’ il percorso che fa un pensiero, un sentimento, un’emozione, quando sceglie le sembianze di cui vestirsi e attraverso le quali manifestarsi. Ammantato di parole non dette ma soltanto velatamente sussurrate, nel gioco dei sensi, il frutto della mente, del cuore, della creativita’ si stacca dalla mano, dal pennello, dallo scalpello, dagli strumenti che l’hanno forgiato, per diventare opera d’Arte, per iniziare a presentare il proprio esistere al mondo.

L’Arte e’ energia da condividere.

Dall’artista succhia tutta la linfa delle esperienze, delle malinconie, dei ricordi e delle speranze, dei sogni e degli ideali. Quelli restano sempre costanti, radici salde da non perdere mai di vista nemmeno quando il buio di una sconfitta umana, lavorativa, una delusione,  una sofferenza causata dal vuoto di certezze sembrerebbero gelare ogni spinta emotiva, ogni scintilla creativa. L’opera d’Arte diviene quindi, mezzo per trasmettere, per raccontare, per rivelare, una sferzata di energia per l’artista che la crea e per colui che, ammirandola, ne legge innumerevoli significati.

L’Arte e’ pensiero da condividere e si trasforma in energia.

Quando le mani scivolano sulle superfici da lavorare, cercando corpi lisci o ruvidi, scrutando attraverso i polpastrelli delle dita tutto cio’ che racchiude e sprigiona sensazionalmente allo stesso tempo, ecco che non esiste piu’ nulla intorno. Il mondo scompare, cosi’ come i suoni, le persone, i problemi, l’ansia e le preoccupazioni. Resto io e il mio materiale, che nella pace del  laboratorio trasformo l’intimita’ di un’emozione in qualcosa di concreto. In un pensiero che si manifesta e nasce e successivamente, indipendentemente da chi l’ha voluto, cercato, rispettato, chiede a chi lo vede di essere compreso.

Superfici povere, superfici vive. Legno, rame, alluminio, pietra e altro. Poverta’ e’ semplicita’, poverta’ e’ innocenza. Poverta’ e’ la condizione umana, fragile e consapevolmente effimera nell’aspetto e nella consistenza materiale ma pur sempre coraggioso nell’abbandonarsi totalmente alla ricerca introspettiva, l’unica che porti a una dolorosa ma autentica certezza dell’infnita grandezza dell’impalpabile, del non visibile, in assenza di risposte che diano consapevolezze terrene durature di lungo periodo.

Dal vuoto assoluto esco “scavando “.  Un controsenso che apparentemente non trova giustificazioni. Una strada in salita pur attratta verso il basso, alla ricerca della luce pur iniziata dal buio. Dopo diverse manipolazioni, dove la superficie pittorica e’ stata tagliata, bruciata, estroflessa, ecco la scelta, la svolta: scavarla.

La superficie da lavorare e’ immobile. Attende di essere “rianimata”.

La vita da affrontare riempiendola dando un senso alla sofferenza e’ impaziente di essere colta nella propria autenticita’, “scavando” oltre le apparenze. E’ come un violentare  se stessi il non accettare la realta’, e sapere che tutto il male, il rovinarsi le mani con martello e scalpello, il cercare qualcosa in piu’, un richiamo piu’ forte, senza accontentarsi della superficialita’, si trasformera’ in una nuova esistenza.

Un’esistenza scolpita, ritrovata, nata in una “forma interna alla materia”.

Questa forma, che io definisco simile a un edicola, rappresenta il  il tempio interiore. Contiene due fori, il mondo umano e il mondo divino, congiunti da una corda sottile che simboleggia l’unione con l’assoluto. Una corda dorata o argentata perche’ questa unione e’ preziosa, regale, divina, ricca di risorse importante, imprescindibili per l’uomo.

Con la corda voglio rappresentare il sacrificio, il lavoro, la meditazione, la preghiera, tutto cio’ che permette il contatto, l’unione tra l’uomo e la scintilla divina presente in ogni essere umano e che da’, come frutti, la serenita’, la pace, il Regno di un Dio, qualunque esso sia, che e’ dentro di noi.

Voglio raccontare me stesso, il vissuto personale, attraverso l’opera d’arte, una ricerca interiore profonda senza presunzione alcuna nel dare soluzioni filosofiche di verita’ assolute. Il lavoro dell’artista e’ piuttosto un imput a “scavarsi dentro per cercare di avvicinarsi  a un importante atteggiamento d’introspezione, dove la verita’ e’ rappresentata nel conoscersi e nel accettare a cuore aperto cio’ che l’anima e le passioni ci chiedono di fare nella nostra vita”.

L’Arte non e’ mai fine a se stessa. La bellezza interiore, tramutata in opera, fa dell’opera d’arte intesa come esercizio creativo-manuale., la metafora di una forma d’arte ben piu’ imponente: quella di dare significato alla vita.

firma piccola

 

Commenti  

 
0 #1 SuperAdmin 2011-11-26 14:19
Sono molto graditi commenti e risposte agli stessi. Si raccomanda educazione senza polemiche.
Grazie,
il W.M.
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